Il Presidente dell’Autorità Pasquale Stanzione: il Regolamento Ue ha saputo bilanciare esigenze individuali e collettive

Garante privacy sui primi cinque anni di GDPR: equilibrio tra tecnica e… – Garante Privacy (gpdp.it)

Obblighi più rigorosi per chi tratta i dati, maggiore trasparenza, nuovi diritti per le persone e più controllo sui propri dati. Sono i principi cardine del Regolamento generale sulla protezione dati (GDPR) che entrava nella piena applicazione esattamente 5 anni fa, il 25 maggio 2018.

Il GDPR ha rappresentato un cambiamento d’approccio radicale alla disciplina privacy, proprio grazie al principio di responsabilizzazione dei titolari del trattamento dati (“accountability”), in base al quale la privacy smette di essere un obbligo formale, per diventare parte integrante e permanente delle attività di imprese e amministrazioni pubbliche.

Dal punto di vista degli interessati, il Regolamento ha introdotto nuovi diritti, come quello di poter trasferire i propri dati da un titolare del trattamento a un altro, compresi i social network (“diritto alla portabilità”), o come il diritto all’oblio cioè il diritto di non venir riproposte informazioni personali quando non sono più necessarie rispetto alle finalità per le quali sono state raccolte.

Con la nuova disciplina, i titolari del trattamento sono invece tenuti a rispettare i principi della “privacy by design” e della “privacy by default”, ossia dalla necessità di configurare fin dall’inizio e per impostazioni predefinite nuovi prodotti e nuovi servizi mediante misure e garanzie indispensabili per rispettare il Regolamento e tutelare i diritti degli interessati.

Un’altra importante innovazione apportata dal GDPR è la figura del Responsabile della protezione dei dati (RPD), che opera all’interno di tutte le PA di quelle imprese che fanno particolari trattamenti di dati o usano particolari categorie di dati, offrendo consulenza e supporto al proprio titolare o responsabile del trattamento.

“In costante bilanciamento con le esigenze individuali e collettive più varie, il diritto alla protezione dati, sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ha rivelato la sua forza proprio nella sua ‘mitezza’, nel suo essere cioè mai tiranno e nel saper realizzare, di volta in volta, l’equilibrio più alto con gli interessi giuridici in gioco”, ha commentato il Presidente del Garante, Pasquale Stanzione.

“Con il Regolamento sulla protezione dei dati, l’Europa ha offerto agli Stati membri, ma anche al mondo, uno specifico modello di governo dell’innovazione, – ha concluso Stanzione – fondato su un equilibrio sostenibile tra tecnica e libertà”.

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